Vito Fusco Photography Positano Amalfi Coast

Reportage Myanmar Naypyidaw


 

Is there anybody out there?!


 

Il giorno 6 Novembre del 2005, solo due anni dopo l’inizio dei lavori, il Generale Than Shwe, capo del Consiglio di Stato per la Pace e lo Sviluppo, annunciò lo spostamento formale della
capitale dalla vecchia Yangon a Naypyidaw.
L’11 Novembre, alle 11 di mattina, 11 squadre di militari trasportati da 1100 camion, guidarono i primi 11 componenti del governo nella neonata capitale. Nella storia dell’oggi denominata
Unione del Myanmar, molti sovrani hanno spostato le capitali dei loro regni in base all’osservazione degli astri, e anche in questo caso l’intervento dell’astrologo personale di Than Shwe
ha avuto il suo peso.
Ma le ragioni dello spostamento della capitale sono altre, anche se restano principalmente ipotesi.
Il governo sostiene la tesi della decongestione di Yangon e della migliore posizione di Naypyidaw nel centro del territorio del Myanmar. La convinzione dei cospirazionisti Birmani ed
internazionali è la paura del governo centrale di potenziali attacchi da parte di eserciti di alcuni stati dell’Unione, di fatto militarmente potenti e potenzialmente pericolosi. Alcuni giornali,
inoltre, parlano della volontà di creare spazi urbani capaci di evitare proteste e sommosse cittadine. Per noi “occidentali“, meno per gli asiatici, è assurdo che una capitale venga costruita
ad hoc senza aver avuto alle spalle decenni di storia sociale, culturale ed economica.
Il Territorio dell’Unione di Naypyidaw, previsto nella costituzione del 2008, è una suddivisione amministrativa di primo livello della Birmania, come gli Stati e le Regioni del paese. La
nuova capitale è stata modellata sui centri abitati delle township di Pyinmana, Lewe e Tatkon, già esistenti. Altre township (Ottarathiri, Dekkhinathiri, Pobbathiri, Zabuthiri e Zeyathiri) sono
state create dopo la decisione di spostare la capitale ed in ognuna di esse è stato costruito un nuovo centro abitato con la funzione di polo urbanistico, nell’ottica di creare una metropoli
composta dall’unione degli 8 centri abitati.
Il “centro“ di Naypyidaw è diviso in aree ben definite e distanti tra loro (zona militare, zona amministrativa, zona hotel) con un immenso e deserto viale a 21 corsie che
passa davanti un invalicabile cancellata con tanto di ponti a protezione del parlamento. Ciò sicuramente rappresenta la volontà di ordine e organizzazione, ma anche come la
dimostrazione che la giunta militare ha intenzione di tenere ben saldo il proprio potere, ed eventualmente scappar via nel modo più veloce e sicuro possibile.
Dopo 15 anni dall’inizio dei lavori, e dopo aver anche ospitato la XXVII edizione dei Giochi del Sud-est asiatico nel 2013, Naypyidaw sembra ancora molto lontana dal diventare una capitale
vera e propria. Rimane, piuttosto, un agglomerato amministrativo con intorno township abitate da più di un milione di persone. Per questo non può essere considerata una Ghost City [1].
Le diverse aree sembrano semplicemente dei luoghi appartenenti ad un tempo ed uno spazio differente
Solo i dipendenti pubblici, che gli abitanti chiamano semplicemente “employee “, vivono nel “centro città“ per necessità. Ad osservare le loro esistenze, sembrano vivere in un mondo
Orwelliano, nel quale vengono “prelevati“ da bus fatiscenti dalle abitazioni governative in cui vivono per raggiungere l’edificio dove
lavorano, per poi tornarvi nel pomeriggio.
Nei primi anni dell’esodo degli “impiegati“ qualcuno tentò di opporsi al trasferimento o lasciò l’impiego per restare a Yangon, che resta tutt’oggi il centro economico, e non solo, del paese.
Gli edifici dai tetti colorati di verde, azzurro o rosso pastello hanno sempre indotto a pensare che le case fossero divise in base al ministero di appartenenza di chi le abitava. In realtà non è
così. L’unica divisione è tra gli alloggi di chi ha famiglia e di chi è single e, visto che in Myanmar non si può convivere senza essere sposati, gli alloggi dei single sono divisi per sesso.
Non esiste un sistema di trasporti pubblico e chi visita la città si sposta in taxi dalla zona degli hotel, che in ogni caso è molto distante da qualsiasi possibile attività o punto di interesse.
Il progetto di costruire una metropolitana è stato abbandonato perché al momento antieconomico. Le rotatorie, sparse per la città, sembrano costruite per permettere alla mole di traffi
di una città come New York di defluire con comodità, e anche il centro commerciale, Junction Center (l’unico della città e di modeste dimensioni), è semivuoto, perfino nei week-end.
Per assaggiare quello che potrebbe vagamente paragonarsi al vivere di una qualsiasi città del Myanmar, bisogna spostarsi nell’area del mercato di Myoma, un bazar pullulante di persone
e colori circondato da immensi cartelli pubblicitari senza pubblicità, che sembrano piuttosto nascondere quel brulichio di persone.
E’ proprio questo il punto. La capitale, per come è stata concepita, è vuota. Anche il tentativo di costruire edifici per farli diventare le sedi delle più importanti aziende del Myanmar, o di
abitazioni per i militari e politici in pensione, non ha portato frutti. Dopo una prima fase, tutte le aziende sono ritornate a Yangon e le case dei pensionati sono disabitate.
Gli abitanti sono sparsi nei vecchi centri pre-esistenti. Li si incontra in villaggi a 40 minuti dal centro, in case tipiche in legno e bamboo. Alcuni di loro
sono partiti per altri paesi e al loro ritorno si sono trovati a “vivere nella capitale“, altri semplicemente conducono la vita di sempre, nei campi o svolgendo lavori manuali.
[1] La popolazione di Naypyidaw ammontava nel censimento del 2014 a 1 160 242 abitanti, contro i 40 000 che aveva Pynmana. L’impetuoso sviluppo della città rende difficoltoso stimare il numero odierno; è stata inserita nell’ottobre del 2011
tra le 10 città al mondo dalla crescita più veloce.